

























aam 2010 - aac 2010
Silvia Viganò
Spassarsela con classe!
Se nei secoli passati ad esser ritratti erano ideali di bellezza, episodi mitici, biblici, personaggi e racconti fruibili da testi e scritture, suggestioni dettate da drammi romantici, tragiche passionalitì il passaggio impressionistico segnò una contaminazione scientifica e nuove riflessioni sul "visivo". Quando fu poi il momento dell'oggetto quotidiano assurto ad arte come provocazione e nuova estetica, fu ordigno sulla morale e sull'intero sistema dell'arte contemporanea. Dal soggetto intimo o astratto ripreso da letteratura, religione o dall'osservazione della natura, all'oggetto; dalla pittura "retinica" per dirla con Duchamp, cioè meramente visiva, ispirata a ciò che si vedeva, al concetto, all'idea di Dadaismo e ready-made -passando dai meccanismi della psiche con il Surrealismo- oggi sembra si sia arrivati ad una summa delle due fonti d'ispirazione. Forse perch?uel che ci vendono è l'idea geniale s?ma bella. E si sa che dall'economia all'immaginario collettivo, laddove soprattutto sostanza e ideali non imperano, grazie allo strapotere dei media il passo è davvero breve.
Parte della pittura della new generation, contaminata dall'odierna "cultura delle immagini", ritrae l'idea patinata, l'essenza visualizzabile, lo stile di vita cristallizzato in seducenti e luccicanti profili, che ammiccano da cartelloni pubblicitari, serial televisivi, pop-up internetizzanti eccetera eccetera. Se la pop-art imitava i meccanismi commerciali dell'epoca del boom economico, col concetto di un'arte riproducibile e mercificata, specchio non di meno delle icone del momento, si può forse dire che oggi la societàdell'immagine, e chi la ritrae, è condizionata da un sistema di consumo ormai divenuto sistema estetico del consumo, dove il consumare stesso è fattore estetico ed estetizzante.
Senza dimenticare il potere seduttivo e a ragione incantevole e incantatore della fotografia e del cinema d'autore, dell'alta moda, canali comunicativi nel tempo sempre più diffusi che oggi partecipano alla creazione di modelli di bellezza, classe e life style, eccoci arrivare a Silvia Viganò.
Le contaminazioni fra arte e moda non sono niente di nuovo, si sa, ma nella pittura di Silvia c'è un tocco di magia agli ingredienti storici, culturali e di costume della storia dell'arte contemporanea e del contemporaneo stesso, in lei si aggiungono maliziose e sofisticate spezie.
Chiudiamo gli occhi, prepariamoci ad immergerci in un mondo di glitterate seduzioni, perlate silhouettes e immortali pose da diva: protagoniste, le affascinanti donne vestite dal gusto e dalla fantasia della giovane artista.
Su sfondi spesso monocromi, a volte sagomati da piogge di stelle o bolle di sapone, posano intriganti e dinoccolate le modelle firmate Viganò. I vestiti della pittrice-stilista sono da loro portati con fantasiosa disinvoltura, quella che possono permettersi indossatrici d'acrilico: pezzi unici colorati e sbarazzini, talvolta romantici, spesso corredati da sfiziosi accessori, a formare collezioni audaci e decisamente d'artista. Non è la stoffa non è il disegno, non il colore e neppure le rifiniture a rendere unica la moda della pittrice sono le sfumature del sogno che regnano nel suo immaginario. Ai capi dipinti sono applicate pietre preziose della sua fantasia, strass, paillettes e brillantini a colorare di atmosfere a tinte forti mai volgari, vite misteriose dai corpi alti, elastici, flessuosi come rami d'ulivo, eleganti come betulle. Labbra carnose e fiammeggianti si stagliano sfrontate sulla tela, accompagnate da sguardi distaccati, fulminei, che sanno il fatto loro: altezzosi o drammaticamente ombreggiati da ciglia allungate, ritagliano angoli di colore dal sapore teatrale, cinematografico, alla Greta Garbo, oppure disinteressatamente naif. Accanto alle dive avvolte da un fascino essenziale e posato, Viganò estrae infatti dal fervido repertorio immaginifico, teenager nascoste da occhiali alla moda e da chewing gum rosa shocking. Attenzione però, non mancano in alcuni lavori dell'artista delicate punte di ironia, che seppure non accennino ad alcun sarcasmo n?ritica sociale, fanno di tele e paraventi, quadri di grandissime o più piccole dimensioni, delle superfici vive. Le opere di Viganò stuzzicano la fantasia, ingolosiscono la vista e toccano maliziosamente quelle corde percettive, che quotidianamente ritroviamo bombardate da immagini volgarizzate e impoverite.
Se infatti i modelli di "stile" e abbigliamento che ci circondano, vorrebbero trasmetterci insegnamenti estetici per diventare belle, seducenti, vincenti, a seconda del reggiseno o del rossetto che reclamizzano, le eleganti figure sagomate, a volte fumettistiche di Viganò, indossano ed animano quei modelli - nel senso letterale di dare vita - con una facilitàe un gusto disarmanti. La piatta offerta di prodotti e atteggiamenti che attraverso qualsiasi canale pubblicitario ottunde una personale creativitàdi scelta, è magicamente accesa dalla leggerezza delle sue creature. I personaggi rigorosamente femminili delle opere dell'artista non sono tra l'altro immuni da curiosi inserti estetico-sociologici, figli di una societàmultirazziale, multiculturale, dai costumi sessuali per certi versi più liberi e meno definiti. Si ergono serafici volti i cui capelli neri potrebbero suggerire lunghi chador, cos?ome i lineamenti eccessivi, provocanti di alcune di queste muse del glamour rimandano al vistoso costume transessuale. Chic e irriverenti, o divertenti e spensierate, le donne di Silvia Viganò sono padrone nel loro impero di colore. Entro i confini di ogni tela, in quello spazio al limite tra la fantasia e la bellezza mercificata, il sogno e un repertorio figlio dell'economia globalizzata, regnano bellissime e malinconiche, algide o elegantemente disinteressate. Il loro tesoro: la quiete di un luogo sicuro, magico, impreziosito dai diamanti che l'artista generosamente soffia su questi mondi immaginati, gioiosamente liberi di spassarsela con classe!
Viola Lilith Russi